Non mollare mai! Non arrenderti! Sei più forte di loro! - Il bullismo non è un vicolo cieco
 
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Non mollare mai! Non arrenderti! Sei più forte di loro!

Il bullismo non è un vicolo cieco

“Quando esco da scuola, inizio a correre velocemente per raggiungere la mia casa, che dista poche centinaia di metri. Correre è l’unico modo per sfogarmi e per tranquillizzarmi allo stesso tempo, e allora io corro più veloce, cercando di trattenere le lacrime che già da un po’ pizzicano i miei occhi. Prego che a casa non ci sia nessuno: oggi come non mai non so se riuscirei a mascherare la strana sensazione che provo in questo momento.

E invece, a casa trovo sia mia madre che mio padre. Un paio di anni fa, se qualcuno mi avesse chiesto chi fossero le persone a cui io tenga di più, avrei risposto senza esitazioni i miei genitori. Ora non sono sicuro di riuscire a rispondere allo stesso modo.

Da quando ho iniziato le medie, hanno cominciato a pretendere sempre il massimo da me, solo voti alti, i compiti sempre fatti, i colloqui con i professori quasi inutili perché tutti dicono sempre la stessa cosa: suo figlio è un ragazzo eccezionale, suo figlio è un ragazzo modello, suo figlio di là, suo figlio di qua. I miei genitori, eppure, non li sento  per niente presenti nella mia vita, e io mi sento solo come un trofeo che ogni volta esibiscono ai loro amici.

Mia madre è una giornalista e per lei non ci sono orari, mentre mio padre è un professore universitario ma, sebbene lavori meno di mia madre, non lo vedo praticamente mai.

Saluto di sfuggita i miei genitori e mi dirigo direttamente in camera mia. Mi chiudo a chiave, indosso le cuffie e mi addormento con la Sinfonia n.9 di Beethoven che risuona nelle mie orecchie.

 Mamma Adelaide

Oggi Leonardo mi è sembrato diverso dal solito. Non si è neanche avvicinato per salutarmi. A volte penso di aver sbagliato qualcosa con lui. Forse non l’ho educato bene, eppure mi sembra che nella sua vita non sia mai mancato niente. I suoi compagni si iscrivono a calcio e io lo iscrivo a calcio. Per trovare un lavoro serve sapere le lingue, io lo iscrivo al corso di inglese, francese, spagnolo e cinese. La musica aiuta e aumenta la concentrazione, lo iscrivo al corso di pianoforte.

Io e Dante abbiamo fatto enormi sacrifici per lui, eppure...

 Leonardo

Quando mi sveglio, mi sento ancora più in ansia di prima. Com’è possibile che Ciro mi abbia umiliato davanti a tutta la classe e che nessuno mi abbia difeso, anzi si siano messi a ridere?

So che praticamente non ho veri amici, ma pensavo che nel momento del bisogno, qualcuno ci sarebbe stato per me. Ormai la questione va avanti da anni, ma io sono sempre riuscito a non prendere sul serio le parole che mi venivano dette, anzi a volte ci scherzavo su anch’io. Ma oggi, si è andato oltre... Più ci penso, e più sono triste, così mi sforzo di non pensarci, ma invece la mia mente torna a quel momento ancora di più.

E’ troppo da sopportare, e tutto quello che riesco a fare è scrivere, scrivere senza fermarmi, i miei pensieri impressi sulla carta, che ora è bagnata, e mi accorgo che sono le mie lacrime.

 Ciro, Achille, Rocco, Sandra e Maddalena

-Ma l’hai vista la sua faccia? Sembrava che stesse per svenire... Che sfigato!

-Come se non l’ho vista! Anzi, guarda qui... ho ripreso tutta la scena, e ieri pomeriggio l’ho riguardata in loop. Su Instagram ha più di 1000 visualizzazioni... è diventato famoso grazie a te! Se fossi al suo posto, mi sarei già ucciso. Una vita come la sua è inutile e non la vorrei mai avere!

-Eccolo, sta arrivando... Ho già in mente una cosetta per oggi all’uscita. Aspettate e vedrete!

-Avvisami che preparo il cellulare per immortalare la sua brutta faccia presa a pugni.

-Oh, non solo quello!

 Leonardo

Per tutta la mattinata, non ho osato guardare in faccia nessuno. Ho tenuto gli occhi fissi sul banco, e ho cercato di eliminare dalla mia mente il suono delle risatine, non so bene se fossero un ricordo o reali. So solo che appena tornato a casa, cercherò un’attività per distrarmi. Magari fra qualche anno non ricorderò più questo episodio, quindi voglio subito iniziare a non pensarci più e a non darci troppo peso. E’ l’unico modo.

Esco dal cancello secondario, che taglia verso casa mia, e svolto l’angolo formato dall’alto muretto che divide la scuola dalle abitazioni. Continuo a camminare, finché...

Prima sento una cascata di acqua ghiacciata che in un nanosecondo mi inzuppa da capo a piedi. Non ho neanche il tempo di realizzare il tutto, che mi arriva un pugno sullo stomaco che mi toglie il respiro. Mi accascio a terra e inizio a gemere, senza fiato e con gli occhi chiusi dal dolore, dalle lacrime e dall’acqua. Sento calci sulla schiena e sull’addome, poi mi ritorna la voce e inizio a urlare, chiedendo aiuto e di smetterla. Ma mi sento solo dire: -Alzati, imbecille, smettila di lagnarti e vienimi a colpire!

Sento altre voci indistinte, che mi reputano deficiente, cesso, cretino e altri insulti ancora più pesanti. Stringo forte i denti e rimango immobile sperando che se ne vadano. Ma non è così. Mi arrivano altri pugni e calci, ma grazie al cielo riesco ad alzarmi e inizio a correre. Anche con gli occhi mezzi chiusi e tutto il corpo dolorante come non è mai stato, sono più veloce, in fondo lo sono sempre stato, e torno a casa, dove, come per miracolo, non trovo nessuno.

 Ho impiegato molto tempo per mettere insieme tutti i tasselli e realizzare cosa mi è appena successo. Mi sono sdraiato sul letto e sono rimasto con gli occhi aperti a fissare il soffitto per circa mezz’ora: è stato come essere in coma, incosciente e cosciente al tempo stesso. Trovata la forza di alzarmi, sono andato in bagno per controllare la gravità della situazione. Ho la schiena ricoperta di lividi, e non la riesco a muovere e ad appoggiarla da nessuna parte. Probabilmente ho qualcosa di rotto, ma la vera ferita non la si può toccare o vedere.

Mi sforzo di trovare un perché e una valida motivazione all’accaduto, ma non ci riesco. Come è possibile poter fare una cosa del genere a qualcun altro? Come si può essere così cattivi da poter far del male ad una persona? E come si può essere così perfidi da non aiutarla, guardandola soffrire in quel modo? Proprio non lo so. Forse sono io ad essere sbagliato, e rimango convinto di questo per qualche minuto, ma poi capisco che sono loro ad essere sbagliati, e che posso e devo affrontare questa situazione. Ma è ancora troppo presto e io sono troppo debole per farlo...

 Mi arriva un messaggio da mia mamma: Io e papà dormiamo fuori questa notte, ho uno scoop da realizzare e mi servono le sue conoscenze da professore ahaha. Fai il bravo xoxo. Mami.

Non credo che domani possa sopportare cinque ore nella stessa aula con loro, così rispondo: D’accord! Bonne chance! Non credo di sentirmi molto bene... Mi fa male la pancia e ho un po’ di febbre... domani non me la sento di andare a scuola. Prima e ultima assenza dell’anno, promesso! xoxo

 Passo l’intera mattinata a leggere articoli sul bullismo su internet, e proprio mentre mi soffermo su una parte dedicata al cyberbullismo, mi arriva un messaggio da Ciro: Hai paura, frocetto? Vieni a scuola e facci vedere chi sei, rammollito!

Cancello il messaggio, ma le parole rimangono impresse nei miei occhi anche se non le ho davanti. Mi si riapre la ferita dell’episodio di ieri, che la notte, anche se a tratti insonne, aveva tamponato. Mi sento inutile a restare fermo, così decido di farmi una doccia per eliminare ogni “impurità”.

 Quando esco dal bagno, trovo mia mamma e mio padre seduti al tavolo della cucina. Mamma ha le guance rigate dalle lacrime e mio padre ha quasi gli occhi lucidi. Guardo sul tavolo, e mi sento come sprofondare. Hanno trovato il mio diario. Avevo scritto tutto lì per sfogarmi. Non pensavo sarebbero tornati così presto, quindi l’avevo semplicemente lasciato sulla mia scrivania. Maledizione!

 Adelaide

Leggere questo è troppo per me! Davvero è successo questo? Qualcuno ha fatto del male al mio bambino? Come ho fatto a non accorgermene? Deve esserci un errore... non può essere così. Alzo gli occhi e vedo Leonardo che mi fissa con un’espressione incredula e triste, meravigliata e rassegnata.

-Cucciolo... vieni qua e raccontami tutto.

-Mamma...- vederlo in lacrime è straziante. -Io volevo dirti tutto, ma avevo paura, troppa paura. E’ da un po’ che questa storia va avanti, ma negli ultimi giorni... negli ultimi giorni...

Lo stringo forte in un abbraccio, a cui si unisce anche Dante.

-Risolveremo tutto, vedrai- lo rassicuro, è tutto quello di cui ha bisogno. –Andrà tutto bene.

 

I giorni successivi sono stati molto difficili. Leonardo non voleva tornare a scuola, e in un certo senso non potevo biasimarlo. Ho lasciato il lavoro per un po’, per dedicargli del tempo, e sono rimasta a casa con lui. Per convincerlo ad un appuntamento con una psicologa ho dovuto fare salti mortali, ma alla fine ha ceduto, ed eccoci qui.

 Leonardo

Entro in una stanza completamente bianca ma accogliente. Seduta dietro una scrivania posta al centro dello studio, c’è una signora di mezza età, apparentemente molto gentile.

-Ciao Leonardo, sono la dottoressa Aupuero. Tua mamma mi ha parlato di te al telefono, ma di quello che dice lei non me ne faccio un bel niente. Perciò, perché non mi racconti la tua storia?

Parlo senza fermarmi per oltre cinque minuti, senza omettere nessun particolare, al contrario di quello che avevo fatto con mia mamma. Non so perché, ma mi sento al sicuro, se così si può dire, con questa psicologa. Quando ho finito, mi sento meglio. Finalmente sono riuscito a esprimere a parole quello che ero riuscito solo a scrivere. Dopo una breve pausa di silenzio, la dottoressa inizia a parlare.

-Non è il primo caso che mi capita come il tuo. E sicuramente neanche l’ultimo. Però, in confronto ai casi totali di bullismo, sono pochi quelli che ho da trattare. Molti ragazzi, infatti, rimangono in silenzio, tengono tutto per sé, ma non capiscono che senza l’aiuto di persone più esperte, come lo posso essere io, ma anche semplicemente i genitori o gli insegnanti, non riusciranno a superare questa fase e ne avranno un ricordo pessimo nel futuro, anzi, in alcuni casi, il bullismo può rovinare l’intera vita. Effettivamente, si parla relativamente poco di bullismo... certo, negli ultimi anni questa parola sta facendo discutere molte persone, perché quotidianamente, purtroppo, sentiamo parlare nei telegiornali di casi di suicidio o di bullismo estremo.

A volte mi capita di pensare... come si può sprecare, perché non mi viene nessun’altra parola in grado di spiegare il concetto, una vita, un’esistenza intera perché un’altra persona si crede superiore e vuole dimostrare la propria forza, la propria mascolinità? Il bullo non pensa che le proprie azioni possono avere un effetto devastante nella vittima? Evidentemente no, e questo dimostra che il bullo non è per niente superiore, non è migliore... Devi capire che il problema non sei tu, come ti hanno fatto credere, ma sono loro! Loro sono il problema, loro sono gli stupidi! Ho letto il tuo diario... se fossi in te lo ringrazierei, perché non so se tu saresti stato capace di dirlo ai tuoi genitori... ho trovato interessanti, perdonami questo termine, i tuoi pensieri, perché leggendoli ho la certezza che non ti saresti mai tolto la vita... Sei un ragazzo intelligente, e anche forte, sicuramente più forte di quei bulli...

 20 anni dopo...

Sono Leonardo, ho 33 anni e sono un professore di psicologia. Come aveva detto la dottoressa Aupuero, anche nel mio caso l’esperienza che ho vissuto ha avuto un impatto sulla mia intera vita. Ma al contrario di altri casi, su di me ha avuto un effetto positivo. Non per vantarmi, ma sono un professore molto amato dagli studenti, e numerosi sono quelli che ho aiutato perché hanno avuto il coraggio di confidarsi con me. Il mio obiettivo è quello di aiutare il maggior numero di ragazzi vittime di bullismo, ma non solo: sono riuscito a far redimere diversi bulli, proprio come quando ero ragazzo io.

Ebbene sì, Ciro e i suoi amici non sono stati sospesi e non hanno ricevuto nessuna denuncia da parte della mia famiglia. Ciro, parlando con la dottoressa Aupuero, anche in mia presenza, ha capito l’errore madornale che aveva commesso, solo perché voleva in qualche modo sfogarsi per gli abusi domestici che sua madre subiva, che sono stati denunciati alla polizia, rendendo la sua vita serena. Io l’ho perdonato e ancora adesso siamo in contatto.

Ho scritto un libro sulla mia storia, per far capire che si può uscire dal bullismo, che non è un vicolo cieco, e che sia le vittime che i bulli possono vivere l’adolescenza in modo felice e spensierato. Non è un’impresa semplice, e sicuramente sono necessarie tanta forza di volontà e determinazione. Non è stato facile neanche per me, come per tutte le vittime, affrontare la realtà e superare gli ostacoli. Ma ce l’ho fatta. E sono certo che ce la farete anche voi!

Se sei proprio tu ad affrontare questa terribile situazione, ti dico... non mollare mai! Non arrenderti!

 

Il sindaco dei ragazzi

Simone Di Minni

 

di Redazione Rossetti


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